“I sit and wait
does an angel contemplate my fate
and do they know
the places where we go…..”
( Angels- 1997 Robbie Williams)
In un’altra recensione, ho asserito che i reali tiranni della nostra esistenza sono due: il tempo e il destino. Ho molte lune alle spalle e la strada percorsa è maggiore di quella che mi resta da percorrere al punto che la vita mi ha portato a considerare il fatto che entrambi non si possono combattere.
Se per il tempo è un concetto lapalissiano, per il destino è un po’ più difficile da comprendere. Chi di noi non si è mai chiesto: “ Cosa mi riserva il destino?”, una frase nella quale sono racchiusi dubbi e speranze sul proprio futuro.
Qualcuno potrebbe già obiettare specificando che il futuro è nelle nostre mani; io sconfesso in parte tale affermazione perché quel che accade non dipende esclusivamente da noi, ma ci sono variabili ed avvenimenti (chiamiamole forze esterne) che limitano la vita di ciascuno e che finiscono per determinarne un futuro non programmato, nel bene e nel male.
Queste forze possiamo sintetizzarle con il nome di “fato”.
Si può dire che il fato sia il destino irrevocabile (che comprende anche la morte) fissato fin dal principio e a cui nessuno si può sottrarre.
Nella serie Netflix “The Last Kingdom” il protagonista Uhtred di Bebbanburg è accompagnato nelle sue peripezie con queste parole: “Il fato governa ogni cosa” e tutto ciò per ricordarne il contesto mitologico, in cui è una prerogativa divina alla quale nessuno può sottrarsi.
Sostanzialmente la differenza tra destino e fato attiene all'origine dei due concetti, sebbene nell'accezione comune entrambi siano usati indifferentemente con senso sovrapponibile.
Con ciò, non sto dicendo che il destino non dipenda totalmente da noi, né tantomeno che ci si debba rassegnare evitando di lottare nella ricerca degli obiettivi che ognuno di noi si è prefissato di raggiungere nella propria esistenza.
Ognuno di noi ha la libertà di poter fare scelte che possono indirizzare il proprio destino. Ma è poi così vero? Siamo sicuri che nelle nostre scelte siamo sempre stati davvero liberi e non influenzati da alcun condizionamento e non mi riferisco solo a quello di altre persone, ma anche a quelli ambientali e psicologici del momento.
Crisippo di Soli (281 a.C/204 a.C.) filosofo e matematico greco asseriva che il fato (e quindi il destino) è una certa serie perpetua di eventi, una catena che si svolge e si annoda attraverso l’eterno ordine della conseguenza, al quale è collegata e connessa.
Detto ciò, siamo padroni del nostro destino o al contrario ha senso abbandonarsi al fato lasciando che il corso delle cose abbia il suo ordine predeterminato?
Sinceramente non lo so.
A questo punto della mia vita, dopo aver combattuto molte battaglie per indirizzare al meglio il mio destino, prendo spunto dall’inizio del testo del brano “Angels” di Robbie Williams che tradotto, recita quanto segue:
“ Io mi siedo e aspetto
che un angelo guardi il mio destino
loro conoscono i posti dove andremo…..
Potrebbe sembrare una resa, ma forse è solo una presa di coscienza e al fatto che gli eventi non sono mai governabili come uno vorrebbe.
Mi siedo e attendo con pazienza, ma vorrei farlo in compagnia di un vino e di conseguenza di un vitigno per il quale dovrei ringraziare il fato se la mia passione ultraventennale per il mondo enologico è nata e si è sviluppata nel corso del tempo. Un regalo inatteso ha aperto uno stargate dal quale non ho fatto più ritorno. Il vitigno è il Sangiovese Grosso, il vino è logicamente il Brunello di Montalcino.
Quel regalo (una magica bottiglia), per me una sorta di Sacro Graal, resta custodito gelosamente in cantina per sempre, mentre a farmi compagnia (nell’attesa di un angelo…) c’è il Brunello di Montalcino annata 2000 di Casanova di Neri di 14,0°vol.
Cantina di spicco del territorio Ilcinese, fondata nel 1971 da Giovanni Neri, un mercante di grano e sementi di Monteverchi che il destino ha voluto lo catapultasse a Montalcino ad intraprendere un’avventura che l’ha portato a produrre un grande vino rosso. Fu così che l’acquisto del Podere Casanova, una proprietà di 200 ettari dal potenziale qualitativo elevato per le peculiarità microclimatiche e del sottosuolo, ha segnato la sua nuova esistenza.
Dopo la sua morte, avvenuta nel 1991, il figlio Giacomo, coadiuvato dai figli Giovanni e Gianlorenzo hanno continuato l’opera mantenendo la tradizione con un occhio teso alla modernità delle tecniche vinicole. 80 ettari vitati con 7 appezzamenti che possono essere considerati veri e propri crus, con altitudini che vanno dai 250 ai 490 metri s.l.m., con terreni prettamente costituiti da galestro e viti allevate in agricoltura biologica. Vendemmie manuali, vinificazione con fermentazioni in tini troncoconici aperti di acciaio e legno ed affinamenti molto lunghi in botti di rovere di diverse capacità.
Stappato 9 ore prima di essere servito ed atteso un’ulteriore ora nell’ampio balloon tipo “Burgundy” prima di essere degustato, si svela cromaticamente di un bel colore rosso rubino intenso ed impenetrabile con riflessi granata sull’unghia. Portato al naso fa emergere con prepotenza la parte di frutta rossa matura, di ciliegia marasca, mora e prugna; roteato ulteriormente nel bicchiere ed atteso ancora un po’, sprigiona tanta terziarietà, con sovrabbondanza di cuoio, pellame, sottobosco, note terrose e fungine e sul finale distinte nuances di tostature di caffè.
In bocca si mostra molto più giovane rispetto ai 25 anni sulle spalle, con una solida base acida ed una presa tannica che ancora ruggisce con veemenza allappando con naturale classe l’intero arco palatale. Il gusto va di pari passo con le sensazioni olfattive e una lunghissima persistenza lo caratterizza con una chiusura sul finale che ricorda il cioccolato fondente.
Chapeau ad una grande longevità!!
Un vino che davvero mi tiene compagnia e che va atteso con pazienza, visto l’annata e che va sorseggiato lentamente, mentre in sottofondo risuonano le note del brano di Robbie Williams che chiude con una frase che potrebbe un giorno riservarmi il destino……”I’m loving angels instead…..”.
....io, vado avanti e vi rimando alla prossima degustazione.