Il 30 gennaio si è spenta all’età di 78 anni la cantante ed attrice Marianne Faithfull. Alle nuove generazioni è probabile che questo nome significhi poco o nulla, ma per chi è attempato come me la ricorderà sicuramente per essere stata la musa ed ex-fidanzata di Mick Jagger, nonché icona di quella che fu definita come “Swinging London”.
Negli anni sessanta del secolo scorso, Londra fu ricettivamente la sede e l’emblema di un’intensa rivoluzione culturale, caratterizzata da una fulgida verve creativa nel campo della musica, dell’arte e della moda, in un osmotico senso di ribellione e di innovazione.
In questo breve, ma magico periodo, Marianne Faithfull raggiunse l’apice del successo e della notorietà con il brano “As tears go by” edito nel 1965 e scritto per lei a quattro mani dal leggendario duo dei Rolling Stones, vale a dire dal frontman Mick Jagger e dal chitarrista Keith Richards.
La relazione tra Marianne e Mick durò pochi anni e nonostante la brevità fu davvero intensa e caratterizzata da un periodo che li proiettò in una spirale di sesso sfrenato e dipendenza da droghe, in particolare eroina, marijuana ed anfetamine. Fu proprio la cantante britannica a gettare Jagger in quel vortice e non viceversa, come inizialmente attribuitogli, probabilmente per i suoi trascorsi di dipendenza già sperimentati a livello di band.
L’inizio della fine della loro relazione e del venir meno dell’ispirazione artistica che la Faithfull esercitava sul leader dei Rolling Stones, che aveva dato vita a brani iconici come “Wild Horses” e “You can’t always get what you want”, si manifestò agli inizi del 1967, quando Marianne tradì Jagger con Keith Richards. A dire il vero in quel tempo girava voce che Jagger avesse una relazione clandestina con Francoise Hardy (bellissima cantante francese scomparsa a giugno 2024, che ricordiamo per il successo di "Tous les garçons et les filles" del 1962,) e che quindi il rapporto tra i due fosse già minato e destinato ad un inevitabile epilogo. Bisogna dire che Mick Jagger in fatto di donne ne capiva…..eccome!!
Il tradimento con Keith Richards fu una sorta di rivalsa, anche se quella notte di sesso fu ricordata dalla Faithfull come la migliore della sua vita e comunque questo episodio isolato non minò mai l’amicizia ed il sodalizio artistico tra i due membri degli Stones.
Marianne si era sposata giovanissima con tale John Dumbar, mercante d’arte, dal quale aveva avuto un figlio; nel 1966, divorziò per andare a vivere con Jagger e fu proprio in quel periodo che la coppia riempì i rotocalchi di articoli e di fotografie che li ritraevano sempre in compagnia, in atteggiamenti da veri innamorati.
I due si incontrarono il 27 marzo 1964 ad una festa, in un esclusivo club di Windsor, per la presentazione di un singolo di una giovanissima cantante.
Jagger, per abbordarla, le rovesciò volutamente del vino rosso sul vestito e quel gesto fu l’inizio di una storia che vide la fine nel 1970, quando dopo alti e bassi decisero di lasciarsi, trasformando quello che fu un amore travolgente e in parte insano, in un’amicizia dissoltasi solo con la morte di quella che fu una delle “principessine” del pop.
Chissà che vino rosso stesse sorseggiando Jagger, lui che era solito bere whisky o vino bianco, estimatore del Corton Charlemagne (mica scemo!!)….
Se penso ad un rosso che possa simboleggiare un amore passionale, burrascoso, celestiale e demoniaco allo stesso tempo, penso solo ad uno Syrah del Rodano del Nord, un Cote Rotie, scorbutico ed indomabile da giovane, si trasforma con l’età con una lunghezza aromatica eccezionale e caratterizzato da un’intensa sensazione olfattiva di pepe nero (in una relazione un po’ di pepe è assolutamente necessario!).
Mi auguro potesse essere un Cote Rotie “Chateau d’Ampuis” di Etienne Guigal, che ho degustato nella superba annata 2005 di 13,0°vol. alla memoria della Faithfull.
Nel 1946, Etienne Guigal e sua moglie Marcelle fondarono la loro tenuta in Côte-Rôtie con pochissime viti. Nello stesso periodo crearono una propria società commerciale e acquistarono l'uva dalle tenute circostanti. Il figlio Marcel prese in mano le redini della tenuta nel 1961, all'età di 17 anni, imparando sul campo i mestieri del viticoltore e del commerciante, mentre ogni anno dai vigneti di Guigal uscivano 17.000 bottiglie, vendute principalmente a clienti locali. Nel 1966, Marcel Guigal acquistò il terreno La Mouline in Côte-Rôtie e iniziò a esportare i suoi vini negli Stati Uniti. Philippe Guigal ha iniziato a lavorare con il padre dal 1993 e ha concentrato i suoi studi accademici sul conseguimento della laurea in enologia e dal 1997 porta avanti l’azienda.
Non ci sarebbe bisogno di presentare l’azienda vinicola più emblematica della valle del Rodano settentrionale, ma didatticamente possiamo certificare che la gamma dei vini è rappresentata dal celebre trio della Côte-Rôtie: La Mouline, La Turque e La Landonne; tre visioni molto distinte della denominazione. A questi si aggiungono il millesimo Château d’Ampuis e il Condrieu La Doriane. Oltre a ciò, producono la cuvée Vignes de l’Hospice, un Saint-Joseph situato su un magnifico terroir, così come alcuni grandi appezzamenti di Hermitage da cui proviene la cuvée Ex-Voto. Oggi Philippe, sembra voler modificare delicatamente lo stile dei vini, con un invecchiamento meno dominante. Inutile dire che tutti questi vini sono pensati per una conservazione a lungo termine. Ricordo che, nel lontano 2009, nel mio primo viaggio nella leggendaria Cote du Rhone, sono arrivato sulla soglia di ingresso dello Chateau d’Ampuis, quello ben rappresentato nell’etichetta di questa bottiglia. Se siete nei paraggi andate. Ne vale la pena.
Ma veniamo alle note gusto-olfattive di questo grande Syrah che trovate (forse) sugli scaffali a 200 euro c.ca e che stappato 4 ore prima di essere servito e versato nell’ampio balloon tipo “Burgundy” un’ora prima di essere degustato, si apre alla vista con una cromatura di un bel rosso rubino scuro, profondo, quasi inchiostrante e con riflessi più tenui sull’unghia.
Al naso, non emerge solo frutta rossa matura e mi riferisco a lampone, ciliegia, ribes nero e mora, ma anche note floreali di violetta esiccata, per poi concedersi con una lussureggiante terziarietà definita da accenni pepati, su di una dissolvente sensazione di fumo, per poi virare su sensazioni carnose e a tratti percezioni ematiche.
In bocca è decisamente piacevole, quasi voluttuoso e sensuale, un po’ sauvage, come la più carnale delle relazioni amorose, anche se fanno da contraltare al palato una leggiadra cremosità, un tannino ancora presente, ma setoso e ben integrato ed un’acidità spiccata che gli conferisce una freschezza invidiabile nonostante abbia già sulle spalle ben 20 anni dalla vendemmia.
Finale lungo leggermente cioccolatoso che gli conferisce quella punta di dolcezza davvero intrigante.
Mentre degusto questo Cote Rotie, ascolto in sequenza le note cantate da Marianne Faithfull e poi da Mick Jagger in un live del 2008 di “A tears go by”, una lenta ballata con due interpretazioni molto diverse tra loro ma che sono accomunate da parole premonitrici di un triste epilogo e il caso vuole che siano già espresse nei primi versi…
“It is the evening of the day
I sit and watch the children play
Smiling faces i can see
But not forme
I sit and watch as tears go by…..”
(E’ un pomeriggio e mi siedo e guardo i bambini giocare. Visi sorridenti posso vedere, ma non per me. Mi siedo e guardo mentre le lacrime scendono….)
Alla prossima……